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Decreto Romani su tv, Internet sotto scrutinio Ue

Kioskea il martedì 26 gennaio 2010 alle 20:27:05


di Alberto Sisto
BRUXELLES/ROMA (Reuters) - La Commissione europea e l'autorità per le garanzie nelle comunicazioni esprimono dubbi sul decreto legislativo del vice ministro allo Sviluppo Paolo Romani che rende i fornitori di servizi su Internet responsabili dei contenuti trasmessi dagli utenti.
Lo riferiscono a Reuters fonti comunitarie mentre prosegue l'esame nelle commissioni di Camera e Senato del provvedimento, che dovrà poi tornare a Palazzo Chigi per il via libera definitivo.
Bruxelles ha aperto il dossier su due fronti. Da un lato, le fonti spiegano che la Commissione aprirà presto una procedura di infrazione contro l'Italia per la mancata notifica del provvedimento. Dall'altro, Bruxelles nutre perplessità proprio sulle nuove responsabilità che il decreto impone agli Internet service provider come Fastweb e Telecom Italia, ma anche a siti come Youtube, il sito per la condivisione di video di proprietà di Google.
"La direttiva europea sul commercio elettronico vieta obblighi di monitoraggio preventivo da parte dei service provider, come stabilisce invece il decreto legislativo", spiega infatti una delle fonti.
L'esame del decreto avviene mentre YouTube ha in corso una battaglia legale con Mediaset, controllata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il primo gruppo televisivo italiano chiede infatti a titolo di risarcimento 500 milioni di euro per violazione di copyright da parte di YouTube.
"Per come è scritto, il decreto potrebbe di sicuro aiutare Mediaset nella causa contro Google", ha detto Paolo Nuti, presidente dell'associazione di Internet provider in Italia.
Che il decreto abbia alcuni aspetti da rivedere perché difformi dalle normative europee lo ha sostenuto anche il Garante per le comunicazioni, Corrado Calabrò, ascoltato oggi dalla commissione Lavori pubblici del Senato.
I DUBBI DELL'AUTHORITY PER LE TLC
Secondo il presidente dell'Agcom "lo schema accentua la bipartizione delle competenze [tra Garante e governo] mantenendo la materia delle autorizzazioni, con l'unica eccezione di quelle satellitari, sotto il controllo dell'esecutivo":
Problemi interpretativi si potrebbero poi avere con l'adozione, fatta nel decreto, della dizione "programma/palinsesto", difforme da quella comunitaria di programma. Definizioni che vengono utilizzate per disciplinare la pubblicità, le sponsorizzazioni e anche l'autopromozione televisiva. Ma problemi di interpretazione si potrebbero creare anche "nell'applicazione delle norme antitrust".
L'Italia, se il decreto non sarà modificato, rischia di diventare "un caso unico nel mondo occidentale" a causa dell'articolo 17 che introduce un'apposita autorizzazione per la diffusione continua in diretta e su internet o web casting", ha detto ancora Calabrò.
Un'altra questione rilevante a giudizio del regolatore si ha con la scelta di affidare alla sola autoregolamentazione il controllo sul "product placement", ovvero sull'inserimento di prodotti dal brand riconoscibile in determinati programmi come le opere cinematografiche, le serie televisive e i programmi di intrattenimento leggero.
Secondo Calabrò la scelta a favore della sola autoregolamentazione "non appare in linea con il pertinente quadro giuridico comunitario, né con quello nazionale attualmente in vigore in materia di pubblicità".
In materia di pubblicità Calabrò contesta la decisione di "lasciare sostanzialmente inalterato il quadro esistente per le Tv in chiaro, e di prevedere tetti più restrittivi per la pubblicità sulle emittenti a pagamento", come Sky, malgrado la direttiva consentisse agli Stati "di adottare norme più particolareggiate o più rigorose".
L'Autorità, sostiene ancora il presidente, avrebbe potuto essere "investita di un compito di verifica e di conseguente segnalazione al governo degli effetti derivanti sul complessivo mercato della raccolta pubblicitaria delle misure previste dallo schema di decreto".
- hanno contribuito Daniel Flynn e Giuseppe Fonte
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